Giuseppe Terragni

Giuseppe Terragni architetto e sensibile artista, nasce a Meda (MI) il giorno 18 aprile 1904. Uno dei protagonisti più significativi dell’architettura moderna italiana.

Si diploma nel 1921 poi si iscrive alla Scuola Superiore di Architettura presso il Politecnico di Milano, dove consegue la laurea nel 1926. Non ancora laureato, l’anno prima aveva partecipato con Pietro Lingeri al Concorso per il Monumento ai Caduti di Como, che sarebbe stato eretto nella piazza del Duomo. Nel 1927 escono sulla rivista “Rassegna italiana” i quattro articoli del “Gruppo 7” (gruppo di giovani che ha l’obiettivo di rinnovare l’architettura), considerati il manifesto del Razionalismo italiano. Insieme a Luigi Figini, Adalberto Libera, Gino Pollini, Guido Frette, Sebastiano Larco e Carlo Enrico Rava, Terragni è uno dei sette firmatari di questo manifesto.

Negli anni successivi sarà il maggiore esponente del MIAR, Movimento Italiano di Architettura Razionale.

La vita di Terragni è legata a Como, città di confine, tappa obbligata per i percorsi internazionali. Rispetto ad altre analoghe città di provincia, Como gode di una situazione artistica e culturale privilegiata: molte sono le personalità chiave che nel primo Novecento vi soggiornano o vivono, tra queste vi è Margherita Sarfatti, donna di grande potere per i suoi legami con Mussolini, cultrice e mecenate delle avanguardie del primo Novecento.

Lo studio-laboratorio di Terragni (aperto con il fratello Attilio) in via Indipendenza, a partire dal periodo che coincide con l’inizio della guerra, è luogo di incontro e di dibattito per il gruppo di artisti e intellettuali comaschi, tra i quali vi sono Mario Radice, Marcello Nizzoli, Manlio Rho e Carla Badiali. Ci sarà anche Pietro Lingeri, caro amico e collega, che affiancherà Terragni per gran parte della sua vita professionale.

Tra le sue prime opere c’è l’isolato a cinque piani Novocomum, opera presentata come un progetto con timpani sopra le finestre, lesene e cornici, che sotto le impalcature nasconde la prima casa moderna italiana. Questa architettura a forma di “transatlantico” (così viene definita) per Como risulta uno scandalo, che fortunatamente viene risparmiata alla demolizione. La “Casa del Fascio” (1932-1936) rappresenta la prima e complessa architettura “politica”, opera che lo consacra a livello internazionale. L’architetto-artista lombardo crede nell’architettura come espressione di principi ideali, e avverte la necessità di riconoscersi in un movimento, sia in architettura che in politica.

Nel 1933 fonda insieme ai compagni astrattisti la rivista “Quadrante” che verrà poi diretta da Pier Maria Bardi e Massimo Bontempelli. Del periodo 1934-1938 è la stagione dei grandi concorsi romani: il primo e secondo grado del Palazzo del Littorio 1934-1937, il primo e secondo grado per il Palazzo dei Ricevimenti e Congressi all’E42 1937-1938, lavori che si risolvono però in disillusioni.

Nel 1936-1937 la sua attività giunge al punto più alto: realizza le sue opere poeticamente più convincenti e lucide, quali la villa Bianca a Seveso, l’asilo Sant’Elia a Como e la Casa del Fascio di Como.

Fino al 1940 Terragni è in piena attività e ha molte opere in corso: il Danteum (in collaborazione con Lingeri, architettura allegorica che celebra Dante Alighieri, caratterizzata da un percorso a aspirale), il progetto per la sistemazione del quartiere Cortesella (e altri complementi del piano regolatore) di Como, la Casa del Fascio di Lissone e la raffinata e complessa Casa Giuliani Frigerio, suo ultimo capolavoro realizzato.

L’artista viene poi richiamato alle armi e dopo un periodo di addestramento viene inviato nel 1941 prima in Jugoslavia e poi in Russia. Tornerà seriamente provato, sia fisicamente chee psicologicamente, condizione che poi l’avrebbe portato alla morte. La sua è una vicenda umana: Giuseppe Terragni ha passato infatti l’intera esistenza nell’illusione di poter tradurre in chiave democratica e civile i connotati etici e sociali del fascismo, attraverso l’architettura. Terragni ha solo 39 anni quando realizza che i suoi ideali sono falliti: crollato psichicamente, il 19 luglio del 1943 cade fulminato da una trombosi cerebrale sul pianerottolo delle scale di casa della fidanzata, a Como.

Ampia è la bibliografia a lui dedicata, come numerose sono le mostre dedicate al suo lavoro. Ad oggi, e a partire dai giorni della scomparsa, l’interrogativo che ci si pone è se l’opera di Terragni sia da considerarsi fascista o antifascista.

Opere principali
Novocomum, Como (1929)
Monumento ai caduti della I Guerra Mondiale, Erba (1930)
Sala O della Mostra della Rivoluzione Fascista, Roma (1932)
Casa del Fascio, Como (1932-1936)
Casa Rustici, Milano (1933-1935)
Casa del Fascio (oggi Palazzo Terragni), Lissone (1938-1940)
Casa ad appartamenti Giuliani-Frigerio, Como (1939-1940)
Asilo Infantile Sant’Elia, Como (1937)