Palazzo Uffici – Ingresso del Commissario

L’accesso principale di Palazzo Uffici – noto come “Ingresso del Commissario”, dalla più alta carica dell’allora Ente EUR – è decorato da un grande bassorilievo in lastre di travertino, opera di Publio Morbiducci. Il tema scelto illustra, attraverso una fitta carrellata degli edifici più rappresentativi e dei momenti più importanti, la storia di Roma dalle origini mitiche fino alle opere del regime fascista. L’intento propagandistico è evidente: rappresentare i fasti del regime come il momento culminante cui tutta la storia di Roma è profeticamente tesa.
DESCRIZIONE DELL’OPERA

La lettura del bassorilievo avviene come una pagina scritta, da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, seguendo un’impostazione narrativa che richiama, per certi versi, il modello della Colonna Traiana e degli altri rilievi storici romani. Ne deriva una narrazione estremamente densa, piena di riferimenti storici espliciti, in cui le singole scene tendono a sovrapporsi una all’altra, alimentando così l’idea di ininterrotta continuità storica. Solo nel primo registro narrativo si succedono la lupa che allatta Romolo e Remo, le aquile avvistate dai gemelli, il solco tracciato dall’aratro a delineare il primo perimetro della città, il tempio di Giove Capitolino.

I registri inferiori proseguono la narrazione raccontando, con la stessa intensità, la Roma repubblicana (il pretore e i fasci littori, il tabularium e Giulio Cesare) ed imperiale (Augusto, la dinastia Flavia, il Colosseo e il Pantheon), la conversione di Costantino ed il passaggio alla città medievale (chiesa di Santa Maria in Cosmedin), il Rinascimento (la nuova San Pietro con la cupola di Michelangelo) e le imprese di papa Sisto V (erezione dell’obelisco), l’età risorgimentale (Garibaldi a cavallo) e l’avvento di Roma a capitale del regno sabaudo (monumento a Vittorio Emanuele II), per concludersi con Mussolini a cavallo acclamato da due fanciulli.

Nell’estate del 1943, alla caduta del regime, il volto del dittatore venne sfregiato come simbolo di damnatio memoriae.

Fonte: Eur S.P.A.